Riforma del catasto, cosa comporta e a che punto siamo

  • 2 mesi fa
  • 1

Riforma del catasto, cosa comporta e a che punto siamo

Di seguito vi proponiamo un’interessante articolo redatto da idealista.it che analizza l’entrata in vigore, gli obiettivi e  i possibili effetti generati dalla riforma del catasto.

L’intesa, gli obiettivi, l’entrata in vigore e i possibili effetti

La riforma del catasto è sotto i riflettori. Ma cosa comporta? E a che punto siamo? Nei giorni scorsi, proprio sul tema, il centrodestra che è nella maggioranza e l’esecutivo hanno raggiunto un’intesa. Vediamo cosa è successo, a che punto siamo e quali potrebbero essere – ad oggi – gli effetti del tanto discusso provvedimento.

Dopo aver raggiunto l’intesa sul catasto, con la quale sembra essere stato sciolto il nodo dei valori di mercato, con una nota il centrodestra di governo ha fatto sapere: “Il catasto italiano verrà progressivamente aggiornato, ma senza cambiamenti rispetto ai criteri attuali. Esclusa anche in questo caso la possibilità di nuove tasse sulla casa”. Secondo quanto previsto dall’accordo, “viene eliminato ogni riferimento ai valori patrimoniali degli immobili, consentendo l’aggiornamento delle rendite secondo la normativa attualmente in vigore e senza alcuna innovazione di carattere patrimoniale”.

Riforma del catasto, cosa prevede

La tanto discussa riforma del catasto è inserita all’interno del disegno di legge di delega per la revisione del sistema fiscale da attuarsi per il tramite di uno o più decreti legislativi. Il disegno di legge di delega per la revisione del sistema fiscale si compone di 10 articoli. Uno di questi articoli fa riferimento proprio alla riforma del catasto.

Si tratta nello specifico dell’articolo 6, che al comma 1 prevede “una modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati”, intervenendo “sugli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita; sui terreni edificabili accatastati come agricoli”; sugli immobili abusivi.

Lo stesso articolo 6, poi, al comma 2 prevede un’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026.

Nel dettaglio, “l’articolo 6 reca la delega al Governo per l’adozione di norme finalizzate a modificare il sistema di rilevazione catastale degli immobili, prevedendo nuovi strumenti da porre a disposizione dei comuni e all’Agenzia delle Entrate, atti a facilitare l’individuazione e il corretto classamento degli immobili. La norma indica altresì i principi e i criteri direttivi che dovranno essere utilizzati per l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati (da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026). Tali informazioni non dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali”.

Cosa cambia con la revisione del catasto?

Nel corso del webinar organizzato da Fimaa venerdì 6 maggio – al quale ha partecipato il consulente fiscale Fimaa Italia Cristoforo Florio – si è parlato proprio di riforma del catasto e, sulla base delle informazioni ad oggi esistenti, si è cercato di rispondere alla domanda: cosa cambia con la revisione del catasto?

Il consulente fiscale Fimaa Italia Cristoforo Florio ha innanzitutto voluto sottolineare che “quando andiamo a parlare di riforma del catasto deve essere chiaro che oggi non esiste una vera e propria legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale e che quindi per ora si discute dell’approvazione del disegno di legge delega destinato ad applicare una riforma fiscale complessiva in Italia, tra cui la riforma del catasto”. Questo significa che oggi si possono fare solo delle previsioni.

Florio ha quindi ricordato che “questa riforma del catasto parte non solo da un’esigenza italiana, ma da un’istanza degli organismi sovranazionali: l’Unione europea, di cui l’Italia fa parte” e che “negli anni scorsi i tentativi di riforma del catasto che non sono giunti a termini non provenivano da una richiesta degli organismi sovranazionali”. Una differenza che porta a pensare che questa volta la tanto discussa riforma del catasto verrà attuata.

Ma quali sono i presupposti e le finalità della riforma del catasto? Prevedere strumenti, da porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle Entrate, atti a facilitare e ad accelerare l’individuazione ed eventualmente il corretto classamento delle seguenti fattispecie:

  • gli immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita;
  • i terreni edificabili accatastati come agricoli;
  • gli immobili abusivi, individuando a tale fine specifici incentivi e forme di valorizzazione delle attività di accertamento svolte dai comuni in questo ambito, nonché garantendo la trasparenza delle medesime attività.

Quando però si parla di riforma del catasto, la paura è che si arrivi a un incremento della tassazione con tutto quello che ne può conseguire sul mercato immobiliare. Sul punto, il consulente fiscale Fimaa Italia ha sottolineato che oggi la finalità della riforma del catasto – più volte ribadita – è quella di avere una banca dati aggiornata del patrimonio immobiliare italiano e che proprio l’articolo 6 della delega fiscale prevede che “tali informazioni non dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali”.

Una frase però aperta, che – come spiegato – “potrebbe essere di libera interpretazione. Considerando tra l’altro che non tutti i tributi sono legati alle risultanze catastali, come invece lo è ad esempio l’Imu. Alcuni tributi sono infatti agganciati al valore di mercato, si pensi all’Iva o alle plusvalenze Irpef”.

Secondo Florio, di questa riforma catastale sono stati resi noti gli obiettivi, ma sono ancora fumosi gli effetti fiscali che ne potranno conseguire. Ragionando proprio in questa direzione e con le informazioni a disposizione oggi, quali potrebbero essere gli impatti fiscali?

 

Rimani sempre aggiornato iscriviti alla nostra Newsletter

 

 

Riforma catasto, chi pagherà di più: le ipotesi

A tal proposito, il consulente fiscale Fimaa Italia ha spiegato nel dettaglio quali potrebbero essere gli impatti fiscali su: imposta di registro, Iva, Imu, Irpef, Isee.

Imposta di registro – Florio ha spiegato: “Teoricamente, per quanto riguarda le rendite catastali e quindi la tassazione del cosiddetto prezzo-valore, nulla dovrebbe cambiare, perché se la rendita catastale fosse rivista al rialzo, secondo il principio della legge delega non dovrebbe esserci un aumento della tassazione; al contrario, per tutte quelle che sono le transazioni assoggettate al sistema del valore normale, l’eventuale indicazione di una maggiore rendita o di una rendita futura attesa potrebbero rappresentare per l’amministrazione finanziaria una guida per indirizzare un certo tipo di accertamento fiscale”.

Iva – Il consulente fiscale Fimaa Italia ha sottolineato: “Nulla cambia. L’Iva è un’imposta che non è mai basata sui valori catastali, ma sempre sui prezzi effettivi di compravendita; anche qui però l’indicazione di un eventuale valore potrebbe fornire una sorta di supporto per il Fisco per dire ‘hai fatturato troppo poco per la media di quell’immobile’”.

Imu – In merito, Florio ha detto: “In conseguenza delle revisioni delle rendite catastali, se fossero effettuate al rialzo, non dovrebbe esserci un incremento dell’Imu, che invece dovrebbe esserci ovviamente per gli immobili fantasma, i quali in precedenza non erano censiti”.

Irpef – Il consulente fiscale Fimaa Italia ha spiegato: “Non cambiano i valori catastali, ma la plusvalenza potrebbe trovare un indice della sua quantificazione in un eventuale valore di mercato; se però passa la linea dell’intesa raggiunta, il valore di mercato non dovrebbe esserci sulla visura catastale”.

Isee – Su quest’ultimo punto, Florio ha affermato: “In Italia non c’è solo il gettito fiscale, c’è anche l’Isee che è uno strumento di calcolo del valore non solo reddituale, ma anche patrimoniale di un contribuente, che gli consente di accedere a determinati tipi di prestazioni, di agevolazioni. Se si verifica un incremento delle rendite catastali, aumenta anche il valore dell’Isee, a meno che qualcuno non dica che anche l’Isee non deve essere toccato da questo eventuale incremento”.

FONTE: idealista.it

 

Rimani sempre aggiornato iscriviti alla nostra Newsletter

Partecipa alla discussione

Confronta annunci

Confronta