Superbonus 110% anche per i lavori su ruderi e unità collabenti - Lo chiarisce l'Agenzia delle Entrate

Anche i  lavori su ruderi, fabbricati fatiscenti e non abitabili, classificati nella categoria catastale F2 “unità collabenti”, possono dare diritto alla maxi detrazione. L’importante è rispettare i requisiti richiesti dalle norme di riferimento e procedere con tutti gli adempimenti previsti.

Il chiarimento arriva dall’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 326 del 9 settembre 2020, che rientra nel pacchetto di chiarimenti fornito nella stessa giornata sullo stesso tema, l’agevolazione introdotta dal Decreto Rilancio.

In primis, sottolinea il documento, la detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 spetta nella misura del 110% delle spese stesse a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica, compresa l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.

Le novità integrano le regole già previste per ecobonus e sismabonus. Il testo del Decreto Rilancio, infatti, richiama esplicitamente alla normativa di riferimento.

Per l’accesso all’ecobonus, gli edifici collabenti devono essere dotati di impianto di riscaldamento in linea con le caratteristiche tecniche previste dal d.lgs. 29 dicembre 2006, n. 311, anche se non funzionante e deve trovarsi negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica.

Inoltre, sottolinea l’Agenzia delle Entrate, l’agevolazione è fruibile per gli interventi effettuati sia sull’abitazione principale che sul fabbricato da incorporare perché,  tra le ultime novità introdotte, è stato posto il limite di due unità immobiliari in relazione alle quali un medesimo soggetto più fruire della maxi detrazione, ma è decaduta la limitazione sull’applicabilità del superbonus ad interventi realizzati sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale. Limite numerico che comunque non riguarda gli interventi antisismici.

In conclusione, l’Agenzia delle Entrate ribadisce le tre modalità previste per la fruizione dell’agevolazione:

  • utilizzo diretto della detrazione;
  • sconto in fattura;
  • cessione del credito ad altri soggetti, inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

Riguardo alle Partite Iva, il compromesso raggiunto dal MEF e dai commercialisti consentirà a tutte coloro che applicano gli ISA, forfettari compresi, di sanare i ritardati versamenti delle imposte in scadenza il 20 agosto con la sola maggiorazione dello 0,8%.

Una moratoria che però non sarà per tutte le partite IVA, ma solo per i contribuenti che hanno subito danni economici dall'emergenza Covid-19.

Saranno potenziati, inoltre, i servizi digitali, con l'innesto di nuove opportunità online per contribuenti privati e per i professionisti.

La fase di sperimentazione partirà il 15 settembre e sarà attuata in tutte le direzioni regionali, modulando gli interventi a seconda delle esigenze delle strutture territoriali

Riguardo al Bonus prima casa, per i cittadini italiani residenti all'estero non c'è l'obbligo di trasferimento. Se, però, durante l'atto di compravendita è stata dichiarata la volontà di spostare la residenza in Italia, nel Comune dell'immobile acquistato, ma sono sorti degli impedimenti, si hanno 18 mesi di tempo per procedere con un'integrazione per rettificare.

A chiarirlo è l'Agenzia delle Entrate. Oltre ai requisiti canonici d'accesso all'agevolazione, per i residenti all'estero sono previste particolari condizioni:

  • l'immobile acquistato deve costituire la prima casa sul territorio italiano;
  • non c'è l'obbligo di stabilire entro 18 mesi la propria residenza nel Comune in cui è situato l'immobile acquistato.

Per procedere si hanno a disposizione 18 mesi. Ma, in conclusione, l'Agenzia delle Entrate ricorda la sospensione dei termini per effettuare gli adempimenti connessi al bonus prima casa fino al 31 dicembre 2020 prevista dal Decreto Liquidità a causa dell'emergenza coronavirus.

Bonus pubblicità 2020: tra i vari chiarimenti delle FAQ sul credito di imposta su investimenti pubblicitari incrementali, pubblicate l'8 settembre 2020, viene ribadita l'eliminazione del requisito dell'incrementalità degli investimenti.

Il dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri ribadisce che il credito di imposta è calcolato nella misura unica del 50% dell'intero valore degli investimenti pubblicitari effettuati, solo per l'anno 2020.

A modificare l'agevolazione sono i decreti Cura Italia e Rilancio.

Per il 2020 possono accedere all'agevolazione anche i soggetti che programmano investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nel 2019, soggetti che nel 2019 non hanno effettuato investimenti pubblicitari o soggetti che hanno iniziato la loro attività nel 2020.

La citata normativa ha stabilito che, per l'anno 2020, il credito di imposta è calcolato nella misura unica del 50% dell'intero valore degli investimenti pubblicitari effettuati, e non più sul solo margine incrementale rispetto all'investimento effettuato nell'anno precedente.

Per il 2020, viene dunque eliminato il requisito per l'accesso all'agevolazione fiscale, ovvero il presupposto dell'incremento minimo dell'1% dell'investimento pubblicitario, rispetto all'investimento dell'anno precedente.

Di conseguenza possono accedere all'agevolazione anche i seguenti soggetti:

  • coloro che abbiano programmato investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nel 2019;
  • soggetti che nel 2019 non hanno effettuato investimenti pubblicitari;
  • soggetti che hanno iniziato la loro attività nel 2020.

Nello specifico i temi dell'aggiornamento sono i seguenti:

  • le novità introdotte dalla normativa recente alla disciplina del credito di imposta per l'anno 2020;
  • le modalità di presentazione delle domande e nuova finestra temporale per l'invio delle “comunicazioni per l'accesso” al credito di imposta per l'anno 2020;
  • la validità delle comunicazioni per l'accesso presentate dal 1° al 31 marzo 2020: nuovo criterio di calcolo e rideterminazione del “credito richiesto” per l'anno 2020;
  • l'applicazione, anche per l'anno 2020, del riparto percentuale in caso di insufficienza delle risorse;
  • la persistenza, anche per l'anno 2020, del limite dei massimali “de minimis” di cui ai regolamenti europei.

Come già anticipato, le misure del Governo in risposta all'emergenza Coronavirus hanno di fatto ridefinito l'agevolazione come segue:

  • la base di calcolo del credito d'imposta non si identifica più con il valore incrementale dell'investimento pubblicitario programmato nel 2020 rispetto a quello effettuato nel 2019 ma con il valore dell'intero investimento pubblicitario programmato ed effettuato nel 2020;
  • la percentuale dell'investimento, riconoscibile come credito d'imposta, che è stabilita nella misura unica del 50%.

Tra i chiarimenti viene inoltre sottolineato che la comunicazione per l'accesso potrà essere presentata telematicamente dal 1° al 30 settembre 2020 e che restano valide le prenotazioni presentate fino al 31 marzo dell'anno del quale si richiede l'agevolazione.

Le risorse messe a disposizione per il 2020, nel caso in cui fossero insufficienti rispetto alle richieste, saranno ripartite tra i beneficiari in maniera proporzionale.

Nello specifico le risorse già aumentate a 60 milioni di euro dal decreto Rilancio, sono state ulteriormente incrementate: in base a quanto previsto dal decreto Agosto sono state portate ad 85 milioni di euro.

Di questi, 50 milioni di euro sono destinati agli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, e 35 milioni agli investimenti pubblicitari effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato (un'ulteriore novità al momento prevista solo per il 2020).

Info: informazionefiscale.it