Sanatoria degli abusi storici e nuovo Codice dell’edilizia: cosa cambia davvero per proprietari e professionisti

Sanatoria degli abusi storici e nuovo Codice dell’edilizia: cosa cambia davvero per proprietari e professionisti

Il Consiglio dei ministri si prepara ad esaminare il nuovo disegno di legge delega sul Codice dell’edilizia e delle costruzioni, un intervento che punta a riscrivere in modo organico l’intero sistema normativo del settore. Si tratta di una riforma attesa da anni, che promette di semplificare l’accesso ai titoli abilitativi, di favorire la rigenerazione urbana e di introdurre criteri uniformi su tutto il territorio nazionale.

Tra le novità più rilevanti, spicca l’arrivo di una sanatoria degli abusi storici, destinata a incidere in maniera significativa sul mercato immobiliare italiano.


1. Sanatoria degli abusi storici: perché il 1° settembre 1967 è la data spartiacque

La riforma introduce un principio chiaro: gli abusi edilizi realizzati prima del 1° settembre 1967 potranno essere regolarizzati più facilmente.
Questa data non è casuale: prima dell’entrata in vigore della legge ponte (L. 765/1967), molte aree del Paese non erano soggette alla pianificazione urbanistica come la conosciamo oggi.

Cosa significa in pratica?

  • Gli immobili costruiti o modificati prima del 1967, e che presentano difformità lievi o documentali, potranno essere sanati senza passare attraverso procedure complesse.

  • La norma non apre alcun “condono generalizzato”, ma intende eliminare la mole di piccole irregolarità che oggi rendono difficili compravendite, mutui e interventi edilizi.

Per il mercato immobiliare, questo passaggio è fondamentale: si riduce il rischio di immobili “bloccati” o non commerciabili a causa di difformità minori e spesso impossibili da ricostruire con esattezza.


2. Classificazione nazionale delle difformità: fine della giungla normativa

Una delle criticità più sentite da tecnici e imprese è l’assoluta disomogeneità normativa tra le regioni italiane. Oggi, una difformità edilizia può essere trattata in modo completamente diverso a seconda del territorio.

Il nuovo Codice mira a creare una classificazione nazionale delle difformità, che includerà anche una revisione delle tolleranze costruttive.

Vantaggi principali:

  • criteri univoci e validi su tutto il territorio;

  • maggiore certezza del diritto;

  • riduzione dei contenziosi con le amministrazioni;

  • procedure di sanatoria più prevedibili e accessibili.

Per i professionisti del settore sarà uno strumento essenziale per interpretare correttamente lo “stato legittimo” degli immobili.


3. Superamento della doppia conformità: verso una sanatoria più ragionevole

Il Ddl conferma una delle innovazioni più rilevanti introdotte dal recente “Salva casa”: il superamento della doppia conformità, ovvero l’obbligo di dimostrare che l’intervento abusivo fosse conforme sia alla normativa vigente al momento dell’esecuzione, sia a quella attuale.

Un vincolo che, di fatto, rendeva la sanatoria impossibile per molti edifici.

La delega prevede un ampliamento strutturale delle ipotesi in cui la doppia conformità non sarà più richiesta.

Effetti attesi:

  • più possibilità di regolarizzare le irregolarità “minori”;

  • maggiore fluidità nelle vendite e nelle ristrutturazioni;

  • riduzione della mole di immobili tecnicamente irregolari ma perfettamente integrati nel tessuto urbano.


4. Stato legittimo semplificato: un passo avanti per compravendite e ristrutturazioni

Dimostrare lo “stato legittimo” di un immobile è uno dei passaggi più complessi e onerosi nelle operazioni immobiliari. Documenti mancanti, archivi incompleti, vecchie normative locali spesso rendono ardua la ricostruzione dello storico edilizio.

La riforma punta a:

  • rendere più chiari gli strumenti attraverso cui attestare la legittimità dell’immobile;

  • semplificare il ruolo di atti antecedenti all’adozione degli strumenti urbanistici;

  • agevolare le transazioni immobiliari e l’accesso al credito.


5. Riordino dei titoli edilizi e accelerazione delle procedure

Il Ddl dedica ampio spazio alla razionalizzazione dei titoli abilitativi: Permesso di Costruire, SCIA, CILA e altri atti saranno classificati in modo più chiaro e intuitivo.

Tra gli obiettivi principali:

  • semplificare l’individuazione del titolo necessario per ciascun intervento;

  • ridurre i tempi di rilascio dei permessi;

  • ampliare il ricorso al silenzio-assenso e al silenzio-devolutivo.

Quest’ultimo è particolarmente innovativo: se l’amministrazione competente non risponde in tempo, la competenza passa automaticamente a un altro ente. Una misura pensata per contrastare l’inerzia degli uffici e rendere i procedimenti più certi nei tempi.


6. Rigenerazione urbana: più libertà nei cambi di destinazione d’uso

Una delle leve strategiche della riforma riguarda la rigenerazione urbana. Il principio cardine è quello della indifferenza funzionale: quando più destinazioni d’uso hanno un impatto urbanistico simile, il passaggio da una all’altra deve richiedere procedure snelle o addirittura non richiederne affatto.

Esempi tipici:

  • residenziale ↔ commerciale di vicinato

  • residenziale ↔ terziario di prossimità

Questo favorisce:

  • riconversioni rapide di immobili non più utilizzati;

  • adattamento del patrimonio edilizio alle nuove esigenze del mercato;

  • riduzione del consumo di suolo.


7. Oneri edilizi e contributo di costruzione: verso criteri più coerenti

La riforma prevede anche una revisione complessiva della disciplina relativa a:

  • oneri di urbanizzazione

  • contributo di costruzione

L’obiettivo è rendere questi strumenti più equi e più funzionali alla rigenerazione urbana, riducendo gli ostacoli economici agli interventi di recupero e riqualificazione.


8. Digitalizzazione: nasce il fascicolo digitale delle costruzioni

Uno degli elementi più innovativi della delega riguarda l’integrazione delle banche dati pubbliche e la progressiva creazione di:

  • anagrafe nazionale delle costruzioni

  • fascicolo digitale dell’edificio

Si tratta di strumenti che potranno rivoluzionare il modo in cui si consulta la storia amministrativa e edilizia di un immobile, con vantaggi enormi per:

  • tecnici

  • acquirenti

  • enti finanziatori

  • pubbliche amministrazioni

Accesso più semplice ai dati, maggiore trasparenza e riduzione dei tempi di verifica sono i benefici più immediati.


Conclusioni: una riforma che può sbloccare il patrimonio edilizio italiano

Il nuovo Codice dell’edilizia si presenta come una riforma ambiziosa, che punta a:

  • ridurre burocrazia e incertezze;

  • facilitare la regolarizzazione degli immobili più datati;

  • rendere più dinamico il mercato immobiliare;

  • agevolare la rigenerazione urbana e la riconversione del patrimonio esistente;

  • creare basi tecnologiche moderne per la gestione degli immobili.

Per proprietari, investitori e professionisti, si prospetta un cambiamento profondo, che potrebbe finalmente superare molti dei blocchi che caratterizzano da anni il settore edilizio italiano.

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